Il Sana è alle porte: facciamo il punto sul biologico in Italia

Ritratto di Greenme
07/09/2012
Il Sana è alle porte: facciamo il punto sul biologico in Italia

Nonostante la crisi, il biologico cresce nei consumi e nella produzione. Con i suoi 48.269 operatori biologici, in crescita dell'1,3% rispetto ad un anno fa, e 1.096.889 ettari di superficie coltivata col metodo biologico, l'Italia bio continua a correre, mettendo a segno nel primo semestre 2012 un aumento del 6,1% e attestandosi ai primi posti in Europa e nel mondo.
L'appeal del biologico non solo guadagna spazio nel carrello della spesa degli italiani, ma esce dalle mura domestiche conquistando anche scuole, mense e ristoranti. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori in una nota , rivelando come il "bio" sia definitivamente uscito dai confini della moda di nicchia, diventando una vera e propria consuetudine. Nell'ultimo anno, infatti, sono cresciuti i ristoranti con menù "bio" (+24%), ma anche gli agriturismi (+11%) e soprattutto le mense scolastiche (+10%), per un totale di oltre un milione di pasti biologici serviti ogni giorno. Quanto alla spesa al supermercato, poi, stando ai dati Ismea relativi alla prima metà del 2012, a trainare il settore ci sono innanzitutto biscotti, snack e dolciumi (+26,1%), seguiti da latte e formaggi (+9,5%), pasta, riso e sostitutivi del pane (+9%) e carne (+3,2%). L'ortofrutta fresca e trasformata registra un leggero +1%, ma rimane comunque la categoria più consumata, con un peso sul totale del biologico superiore al 30%.
Anche il mondo produttivo si adegua al "boom" del biologico. Nel 2011 il numero degli operatori del settore è cresciuto dell'1,3% annuo, passando da 47.663 unità a 48.269. In particolare nell'anno, conclude la Cia, sono aumentate del 25% circa le aziende agricole che hanno scelto di affiancare alla produzione primaria le attività di trasformazione e vendita diretta, puntando alla "spesa in campagna" e al rapporto diretto con i consumatori.     
In base ai dati aggiornati a tutto il 2011 gli operatori del settore attivi in Italia sono 48.269. Di questi la maggior parte (37.905) risultano produttori esclusivi, 6.165 preparatori, comprendenti quelli che fanno vendita al dettaglio, 63 importatori esclusivi, 230 importatori che svolgono anche attività di produzione e trasformazione. Un numero di operatori che nel complesso, rispetto al 2010, è aumentato dell'1,3 per cento. Intanto, la superficie coltivata con metodo biologico è scesa 1 milione e 97mila ettari (-1,5%). Di questi, 250mila ettari sono destinati a colture foraggere, 184mila ettari a cereali, 182mila a prati e pascoli, 141mila ettari a oliveti, e, infine, quasi 53mila a vigneti.
A diminuire sono anche le aziende zootecniche "bio", meno 6,4% per circa 6.900 unità, e i 194mila capi bovini allevati (-6,4%), mentre sono in aumento i suini 32.400 (+10,2%), gli ovini (706mila, +4,3) e il pollame con oltre 2,8 milioni di capi (+11,7%). "I dati indicano che il settore gode di buona salute e continua a crescere -- conferma al Sole24ore il presidente dell'Associazione italiana agricoltura biologica (Aiab), Alessandro Triantafyllidis - anche se le superfici investite dai produttori sono in leggera flessione e le aziende zootecniche diminuiscono, soprattutto a causa della politica miope di molte regioni sul fronte dei sostegni all'allevamento biologico".
Anche perché, se il mercato cresce ma gli agricoltori diminuiscono, "significa che qualcosa non va", ha osservato il presidente della Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica (Federbio), Paolo Carnemolla, secondo cui il problema "è che alcuni settori sono più penalizzati a causa delle infiltrazioni di prodotti a basso costo, di fronte ai quali i nostri organismi di certificazione fanno quello che possono. A questo si aggiungono le difficoltà derivanti dal nuovo regolamento comunitario che, dal luglio scorso, consente a organismi accreditati da Bruxelles di certificare prodotti in arrivo da paesi terzi".
Ma, nonostante il leggero calo delle superfici e i costi più elevati rispetto a quella convenzionale, la propensione dei consumatori italiani all'acquisto di prodotti rispettosi dell'ambiente continua a crescere, come emerge anche da uno studio di Nomisma, l'istituto privato di ricerca economica noto a livello nazionale ed europeo per l'analisi del sistema agroalimentare, che si è avvalso anche della collaborazione di Federbio, la federazione interprofessionale del biologico italiano. Prendendo come riferimento i dati disponibili sulle caratteristiche della filiera biologica italiana, a partire dal settore agricolo, passando per quello industriale, fino all'andamento del mercato (congiuntura e trend), si è voluto definire il contesto economico all'interno del quale si inserisce il profilo dei bisogni, delle preferenze e dei comportamenti di acquisto dei consumatori italiani verso i prodotti alimentari biologici.
Per delineare la struttura del settore agricolo e l'andamento del mercato sono stati utilizzati i dati provenienti da due fonti istituzionali nazionali: il Sinab nel primo caso e I'ISMEA nel secondo, oltre al rapporto Fibl‐IFOAM per un confronto con gli scenari internazionali. La propensione dei consumatori italiani all'acquisto di alimenti biologici è stata delineata in base ad un'indagine diretta, che ha preso in esame un campione di 750 responsabili d'acquisto alimentari all'interno del proprio nucleo familiare, tra cui 400 acquirenti di prodotti biologici. Risultato? Ben 7 famiglie su 10 che acquistano prodotti alimentari bio hanno mantenuto negli ultimi 12 mesi inalterata la spesa destinata a tali prodotti, mentre un altro quinto delle famiglie ha addirittura incrementato la spesa.
Sabato 8 settembre, nell'ambito della giornata inaugurale di SANA alla Fiera di Bologna, lo storico Salone internazionale del biologico e del naturale, giunto alla sua 24a edizione, l'Osservatorio di SANA, che mette a fuoco le dinamiche del mercato del biologico in Italia (dalla produzione agricola all'industria di trasformazione, dalle vendite nei canali specializzati e nella Grande Distribuzione Organizzata all'export), presenterà nel dettaglio tutti i numeri sulle dinamiche del mercato bio made in Italy. Un modo per rispondere con i fatti anche alla recente ricerca condotta da un gruppo di ricercatori della Stanford University, guidati da Dena Bravata, e pubblicata sulle pagine della rivista scientifica "Annuals of Internal Medicine", che sostiene come non esisterebbe quasi nessuna differenza tra prodotti coltivati in maniera intensiva e quelli provenienti da agricoltura biologica. Perché continuare a scegliere il biologico non solo significa preservare l'ambiente dai danni da pesticidi o di altre sostanze chimiche, ma anche coltivare cibi  in grado di conservare profumi e sapori dei quali i prodotti comunemente coltivati non possono di certo godere.

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