Rose equosolidali: per tutte le donne del Mondo
Rosso passione, rosa simbolo di giovinezza o di un amore appena sbocciato, l’arancio per la gioia e l’allegria e bianco allegoria purezza e innocenza.
Parliamo di rose, una coltivazione che impegna migliaia di lavoratori, in condizioni sociali e ambientali difficili. Pochi pensano al vero costo delle rose, uno dei fiori più utilizzati per gli omaggi e le ricorrenze. E se pensando ai fiori vi viene in mente Sanremo e la Riviera Ligure, sappiate che ormai da diversi anni la produzione che ha reso celebre la regione è stata de localizzata in altre parti del mondo, come Kenya, Sudafrica ed Ecuador. In particolare il Kenya è uno dei paesi più coinvolti nell’esportazione delle rose, per il basso costo della manodopera e per l’assenza di controlli negli ambienti di lavoro.
Questo tipo di produzione può richiedere infatti ottanta passaggi chimici durante il ciclo e molti lavoratori sono privi di contratto, con stipendi iniqui, lavorano fino a 20 ore al giorno e non utilizzano alcuna protezione mentre impiegano i pesticidi.
Per garantire ai produttori rispetto dei loro diritti e il minor impatto possibile sull’ambiente, da quattro anni i fiori recisi, in prevalenza rose, sono entrati nel circuito del Commercio Equo e Solidale e anche nel mercato italiano e sono disponibili in alcuni supermercati.
Le rose Fairtrade provengono da quattro piantagioni localizzate in diverse zone del Kenya: Oserian, Liki Farm, Ravine e Longonot, scelte sia per le tecniche colturali utilizzate che per il rispetto degli standard SA 8000. I fiori vengono coltivati infatti impiegando la coltura idroponica, in substrati a circolo chiuso che consentono la razionalizzazione dell’acqua e dei fertilizzanti impiegati.
I lavoratori sono pagati il doppio rispetto al minimo legale e hanno la garanzia di contratti di lavoro a tempo indeterminato, un contributo per la casa e la possibilità di organizzarsi in sindacati. Sono inoltre a disposizione un ambulatorio e scuole gratuite per i bambini.
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