Rio+20 ha deluso. Bisogna rimboccarsi le maniche
Il vertice Rio+20 si è concluso, lasciando a bocca asciutta chi si aspettava da questo evento una svolta verso l’economia sostenibile e un futuro verde.
Il vertice è stato convocato a vent’anni di distanza dal primo “Summit della Terra” di Rio de Janeiro che diede vita alla Conferenza dell’Onu sul Cambiamento Climatico e ad Agenda21, un ambizioso piano di sviluppo sostenibile per il 21° secolo. Ma delle speranze e dell’entusiasmo del 1992 è rimasto poco, in questo ennesimo incontro di capi di Stato e di governo.
Mentre le organizzazioni della società civile globale, riunite nella Cupola dos Povos, chiedevano interventi sostenibili e decisivi, i governanti del mondo erano distratti da altro.
L’esito è stato un documento finale piuttosto generico, senza regole stringenti ma solo indirizzi. Indirizzi che peraltro hanno sollevato non poche perplessità. «Approccio volontario e focalizzazione sulla deregolamentazione, invece che su norme stringenti -denuncia Alberto Zoratti dell'Ong italiana Fairwatch membro della rete internazionale Climate Justice Now! -Come hanno fatto notare alcuni think thank neoliberal come World Growth, per loro Rio è stato un successo».
Fairtrade aveva chiesto ai governi di impegnarsi su alcuni punti:
- la promozione di condizioni di vita sostenibili attraverso il pagamento di prezzi equi e il rafforzamento dei piccoli produttori, punti nodali per la costruzione di un sistema del cibo umano;
- la promozione dell’accesso dei produttori a sistemi di commercio sulla base degli standard Fairtrade o simili, in modo da consentire attraverso il commercio l’uscita dalla povertà;
- la creazione di appropriati meccanismi di finanziamento (per esempio per consentire ai produttori l’adattamento al cambiamento climatico).
Per Fairtrade l’impegno nella protezione dell’ambiente e nella lotta ai cambiamenti climatici non è un optional. Senza affrontare coraggiosamente e in maniera decisiva il tema non può esserci sviluppo sostenibile, e anzi la stessa espressione “sviluppo sostenibile” rischia di trasformarsi in un grottesco ossimoro.
Dalla giustizia climatica passa anche la giustizia economica e commerciale per la quale Fairtrade lavora, e dalla quale discende in molti casi anche la giustizia sociale. Sono fenomeni interconnessi che richiedono un approccio integrato e consapevole dei rischi.
Il vertice Rio+20 è stato l’ennesima occasione sprecata. Non la prima né l’ultima. Il problema è che il tempo stavolta è davvero scaduto. Quando lo capiranno quelli che siedono in questi vertici? I nostri soci, i produttori e i consumatori, tutti i soggetti parte del vasto sistema Fairtrade lo hanno capito da tempo.
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