I nostri acquisti possono fare la differenza
I consumatori sono sempre più attenti a cosa c’è sotto l’etichetta. Una quota sempre più consistente di persone include, tra i propri criteri di consumo, l’impatto che i loro acquisti possono avere nella vita dei produttori e dei lavoratori dei Paesi del Sud del Mondo. È quanto emerge da una ricerca globale commissionata da Fairtrade International, di cui Fairtrade Italia è parte, e realizzata dall’istituto indipendente GlobeScan sulla base di 17.000 interviste realizzate in 24 paesi.
Sei persone su dieci (59%) ritengono, infatti, di poter fare la differenza attraverso le proprie scelte di consumo e hanno un’aspettativa molto alta rispetto alla responsabilità sociale delle aziende. Il 79% degli intervistati ritiene, infatti, che le aziende abbiano un ruolo importante nella riduzione della povertà e nel favorire lo sviluppo dei paesi del Sud del Mondo, attraverso un modo più giusto di fare commercio. Una considerazione di ordine generale che si concretizza, in particolare, nella convinzione (condivisa dall’85% del campione) che un prezzo equo e stabile delle materie prime sia un aspetto cruciale di cui le aziende che trattano di caffè, cacao, banane, tè, zucchero di canna e tanti altri prodotti del Sud del Mondo debbano tenere conto.
Il 58% dei consumatori riconosce che il marchio Fairtrade permette di identificare facilmente se un bene è prodotto eticamente, permette quindi di fare la “scelta giusta”. Il 64% degli interpellati, tra coloro che hanno familiarità con il marchio, reputa che sia sinonimo di un sistema che permette di ridurre la povertà nei paesi in via di sviluppo. Il 61% dimostra una conoscenza ancora più dettagliata, riconoscendo nel marchio Fairtrade prezzi stabili e accesso al mercato per i produttori del Sud del Mondo.
Il 63% (il 69% tra gli italiani) di chi già conosce il marchio Fairtrade crede che garantisca standard severi. Almeno tre quarti dei consumatori pensa inoltre che una certificazione indipendente sia il modo migliore per accertare le dichiarazioni di eticità di un prodotto. E, con l’89% degli intervistati, l’Italia è al primo posto tra i paesi che stimano la certificazione un plus imprescindibile per attestare l’eticità di un prodotto.
Il consumatore eticamente sensibile non si limita ad essere soggetto passivo, ma diventa a sua volta promotore del sistema. E infatti il 29% del campione esaminato ha conosciuto il Fairtrade tramite la famiglia e gli amici, il 28% sul web (17% ricerche, 8% social media, 3% blog). Gli italiani spiccano per il passaparola. Quasi 8 intervistati su 10 consiglierebbero ad amici, parenti e colleghi i prodotti Fairtrade.
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