L'epica delle torte in faccia Parte 1- Stanlio e Ollio
Pensateci un attimo: tutti conoscono e citano il rituale delle torte in faccia, il meccanismo comico più vecchio ed elementare del mondo, ed ogni volta che si parla di cinema comico dell’epoca del muto si fa riferimento al cinema delle torte in faccia. Eppure, quando si tratta di citare un titolo o una scena in particolare non viene mai in mente nulla. L'archetipo è talmente forte ed evocativo di per sè da non avere neanche bisogno di esempi a cui appigliarsi mentalmente.
In ogni caso vale la pena di omaggiare il genere con una carrellata di sequenze memorabili. Cominciamo con la sequenza più celebre in assoluto sull'argomento, tratta da La battaglia del Secolo (The Battle of the Century), cortometraggio di Clyde Bruckman interpretato dai giovani Laurel & Hardy e prodotto da Leo Mc Carey, grande dimenticato di Hollywood e di fatto cocreatore della coppia comica più famosa del mondo. Il corto durava originariamente 19 minuti, ma ne sopravvivono solo 10. Il resto è stato sommariamente ricostruito dagli studiosi integrando i minuti sopravvissuti a foto di scena e didascalie che aiutano a farsi un'idea di come doveva essere il film.
La scena che ci interessa è uno dei capolavori di Stanlio e Ollio, oltre che l'esempio più perfetto possibile della tecnica comica dello slow burn, vero e proprio marchio di fabbrica del duo. Lo slow burn, letteralmente bruciare lentamente, è un'elaborata tecnica basata sulla carburazione lenta, in cui un piccolo evento apparentemente senza conseguenze provoca un'altra serie di eventi più gravi a catena, coinvolgendo di volta in volta nuovi personaggi fino a travolgere l'intero set.

Guardando con attenzione La battaglia del Secolo, si nota infatti subito che la scena parte con molta calma, dando il tempo ai personaggi di accorgersi a turno di cosa è successo: il cameriere scivola, si guarda intorno spaesato, identifica la buccia di banana su cui è scivolato, poi Ollio si rende conto di avere una banana incriminabile in mano e la passa a Stanlio, che ci mette qualche secondo a capire; il cameriere si avvicina lentamente e lancia la prima torta, innescando un crescendo inarrestabile. Gli elementi comici citati finora sono quindi il ritmo anomalo e la rilassatezza dei personaggi, che accettano il loro destino con filosofia, come se ogni baraonda fosse ordinaria amministrazione. Il terzo elemento, fondamentale, è l'uso dello spazio. All'inizio della scena vediamo solo una porzione di strada e la pasticceria, poi con un semplice allargamento dell'inquadratura viene introdotto il personaggio della ragazza, che nell'inquadratura precedente era stata colpita da una torta. La scena procede così, con un'alternanza tra la strada, dove si accumulano i personaggi man mano, e inquadrature di luoghi adiacenti, dove nuovi personaggi vengono colpiti da una torta, per confluire subito dopo nello scenario principale. La macchina da presa riprende di volta in volta la scena principale da un po' più lontano, in modo da includere sempre più personaggi, fino ad arrivare ad un finale apocalittico, affollato di gente.

Nell'immaginario collettivo, la gag delle torte in faccia è il grado zero della comicità, il modo più semplice per far ridere. Invece, onore alla umile grandezza di Oliver Hardy e di altri grandi comici, dietro c'è un'organizzazione certosina di tempi e spazi e la stessa precisione maniacale di un movimento di macchina di Stanley Kubrick.
Autore Carlo Tagliazucca - Associazione Futur Film Festival
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