Inaugurazione della mostra "Afrodita" di Pierpaolo Miccolis da Alce Nero Caffè di Bologna in occasione di Arte Fiera

20/01/2012
Inaugurazione della mostra "Afrodita" di Pierpaolo Miccolis da Alce Nero Caffè d

Alce Nero presenta la prima mostra bolognese del giovane artista Pierpaolo Miccolis, un’esposizione in cui l’arte dell’essere agricoltori, apicoltori, di produrre cibi veri, autentici, buoni, si fonde con la rappresentazione degli stessi in opere d’arte. Alce Nero Caffè, che unisce caffetteria, ristorante e punto vendita dei prodotti biologici dei suoi soci, è la location dell’evento. Il design particolare del Caffè che mescola antico e attuale, sarà un perfetto contenitore per la contemporaneità delle opere d’arte proposte nella mostra. La mostra rimarrà aperta dal 28 Gennaio 2012 al 20 Febbraio 2012 Lun/Gio 8> 20 Ven/Sab 8> 23 . L’inaugurazione avverrà il giorno 28 gennaio 2012 ore 18, in occasione di Arte Fiera presso Alce Nero Caffé, via Petroni 9/b. La mostra curata da Simona Gavioli mette in luce lo stretto rapporto che ha l’arte con la sensualità e la cucina focalizzandosi sull’alimento Miele che per l’artista è il più provocante, evocativo e sensuale alimento che si possa raffigurare, in quanto riesce a sintetizzare perfettamente il legame arte/cibo/sensualità. Per questa mostra verranno proposte tre lavori:

"Take-Over"
Tradotto significa acquisire. Questo termine indica l'assunzione, spesso esagerata, disturbata e patologica del cibo. Un elemento, questo, che non abbandona mai il senso sostanziale dell’opera dell’artista, (in questo lavoro, infatti, aleggia in modo esplicito). L'installazione "Take-Over" raffigura la testa di una bimba affamata (scultura realizzata dall'artista Claudia Giannuli) con la bocca spalancata e gli occhi increduli che accoglie con gusto e bramosia, una poetica rovesciata di miele, che tenderà a cristallizzarsi al suo interno. Il troppo stroppia, l'alimentazione è alla base della nostra vita, ci condiziona e ci cambia fisicamente e psicologicamente, specie quando si è bambini, poco importa se il cibo in questione è una cosa realmente benefica e naturale come il miele.


"U-Turn"
Letteralmente significa inversione a U, è un'opera che consiste nell'installazione di numerosi utensili da cucina provenienti da tutta Italia. Il fruitore viene chiamato a far parte dell'opera attraverso la spedizione delle proprie pentole o oggetti da cucina, che verranno, in occasione di Arte Fiera Off, sospesi nel vuoto come i "Mobiles" di Alexander Calder. A tutti coloro che avranno inviato un oggetto da cucina (Wok o altro) facente parte del proprio quotidiano, firmando con un pennarello indelebile una estremità dell’oggetto, verrà successivamente restituito con firma e autentica dell'artista. L'oggetto in questione perderà la sua funzione principale per diventare una vera e propria opera d'arte, ricordo del Ready-Made. La traccia audio (Pier in the kitchen) che completerà l'istallazione, (eseguita dall'artista Livio Caione), tenderà a fortificare l'elemento di pentola sospesa grazie all'utilizzo di quelli che sono i rumori tipici delle nostre cucine, dal ghiaccio nel bicchiere alla fuori uscita del gas, dal piatto che si rompe alle bollicine effervescenti del Campari Soda.


“Acquerelli d’amore per cibarci visivamente d’arte”.
Saranno posizionati sulla grande parete del luogo ospitante, un numero ingente di acquerelli dove sarà esplicita lo spettacolo della figurazione della sensualità nel rapporto cibo e sesso. Miccolis, che da tempo lavora sul tema dell’alimentazione designando profili umani diversi, da chi si ciba con furia a chi s’ingozza, da chi gusta i piaceri della tavola a chi ne eccede in modo smisurato, da chi ingerisce alimenti troppo velocemente a chi ne assapora con calma e sapienza la bontà. I personaggi rappresentati dall’artista siamo noi, con le nostre debolezze e le nostre paure, le voglie e le speranze, i desideri e le repulsioni. È attraverso una buona cultura del piacere che il cibo riesce ad avere un riflesso positivo e propositivo per una sessualità appagata, ecco il gioco dell’arte. Svelare ciò che sembra nascosto. Il cibo è davvero solo dentro di noi o va oltre. L’arte può rappresentare il piacere, perché solo questa può permettersi di parlare di tabù senza essere additata. La leggerezza della pennellata sfiorerà la carta formando un percorso erotico che ci condurrà nel paese di “Mielandia”

 

“Sesso ed appetito sono i grandi motori della storia, conservano e diffondono la specie, provocano guerre ed ispirano canzoni, informano le religioni, la legge, l’arte. L’intero creato è un processo ininterrotto di digestione e fertilità; tutto si riduce ad organismi che si divorano l’unl’altro, si riproducono, muoiono, fertilizzano la terra e rinascono trasformati. Sangue, seme, sudore, cenere, lacrime e l’incurabile immaginazione poetica dell’umanità alla ricerca di un senso…” Isabel Allende
Il cibo è intimamente saldato al piacere. L'appagamento del gusto non risponde solo al bisogno fisiologico del nutrimento, ma compiace i sensi, dando soddisfazione e piacere.

Cibo e sesso hanno la medesima localizzazione cerebrale, gli stessi circuiti neuroendocrini e gli stessi ormoni che li controllano. Stimolando le medesime molecole del cervello, se non accontentiamo l’appetito sensoriale, il desiderio si sposterà sull’appetito da cibo. Sesso e Cibo fanno socializzare, aumentano la soddisfazione personale, appagano e non per ultimo, sono necessari per la sopravvivenza della specie oltre ad essere un buon metro di cambiamento ed evoluzione per la stessa. Non a caso questa relazione ha riflessi sulla nostra esistenza, domina l’umore, assopisce i pensieri, calma gli animi e li porta in uno stato di apparente tranquillità e serenità. C’e sempre stato, un attimo della nostra vita in cui la nostra coscienza sessuale è andata a pari passo con quella del gusto. La vera educazione al piacere nasce dalle sinergie che si sposano, o quantomeno si prendono a braccetto, attraversando la gola, esaltandone odori e colori, pulsando sulle papille gustative per poi scendere e toccare quell’universo sconfinato che arriva all’estasi. È risaputo che, due, tra i sette peccati capitali, lussuria e gola, sono ambasciatori congiunti fin dalle origine dell’uomo in quanto nell’esegesi biblica il peccato originale viene interpretato come un peccato di gola, scaturito dal divieto divino di cibarsi del frutto proibito. Nel Medioevo, rispettando questa visione, regnava l’idea che il primo peccato fosse stato di gola e che attraverso questo, tutti i mali fossero entrati nel mondo. Lo sconfinato amore per il cibo è menzionato in modo ricorrente nei testi medioevali, la gola addestrava al piacere fisico ed era la prima occasione di cedimento ai sensi e alla lussuria.

Non è un caso che Isabella Allende ai giorni nostri, ne abbia fatto un libro Afrodita, in cui risuonano imperanti le sensazioni prodotte dal doppio rapimento causato dagli alimenti che si susseguono attraverso le parole a spiegarne il forte erotismo. È infatti vero che “Tastare il cibo collega il tatto al piacere primario di soddisfare l’appetito, mangiare con le mani è un modo di cogliere l’anima del cibo prima di consumarlo”, se pur nella religione antica si prevedeva che ci si dovesse cibare per sopravvivenza e impedire che il piacere della pietanza demolisse la fortezza spirituale dell’animo. Anche Manuel Vasquez Montalban con il suo Ricette Immorali arriva a sedurre raccontando, come lo spiegare ciò che si sta mangiando, possa essere il vero centro dell’erotismo. Nel suo trattato il fulcro sta nel tracciare l’identikit del partner ideale con il quale dividere tavola e alcova. Se è vero che il primo peccato di gola si attribuisce ad Adamo che, costretto da Eva con la sua bellezza suadente, si nutrì del frutto dell’albero proibito, guadagnandosi la cacciata dal paradiso terrestre, è vero anche che in seguito a questo episodio la donna venne indicata come elemento di tentazione sessuale, e identificata come il principale colpevole di cedimenti lussuriosi. Allora tra questi due mondi cosi legati l’arte non può astenersi, come non lo ha fatto nei secoli precedenti, nel dichiarare amore all’atto del gustare, sia esso di ordine visivo, gustativo, tattile, olfattivo e uditivo.
Afrodita è il libro di Isabelle Allende del 1997. Nel testo, l’autrice dichiara il suo amore viscerale, profondo, passionale e impulsivo per il cibo enunciandone lo stretto legame con la sessualità. Un romantico trattato sui cibi afrodisiaci in cui l ’autrice racconta in modo ironico e disincantato “l’arte sensuale del cibo e i suoi effetti sulla pratica amorosa" prendendo in esame alcuni aspetti del l'erotismo in cucina e lanciando idee di ricette per
qualsiasi occasione. Il cibo come cura dell ’anima prima di essere cura per il corpo.“Mi pento delle diete , dei piatti prelibati rifiutati per vanità , come mi rammarico di tutte le occasioni di fare l'amore che ho lasciato correre per occuparmi di lavori in sospeso o per virtù puritana… Non posso separare l’ erotismo dal cibo e non vedo nessun buon motivo per farlo; al contrario , ho intenzione di continuare a godere di entrambi fino a quando le forze e il buon umore me lo consentiranno…" Per questa mostra, Pierpaolo Miccolis , giovane artista pugliese classe 85’ si cimenterà nel la rappresentazione del binomio cibo e sesso prestando particolare attenzione al l’alimento Miele.

Il Miele, che oltre alle qualità alimentari e curative, ha sempre avuto, anche valori rituali e culturali riconosciuti in molti luoghi della Terra. Ne riscontriamo la presenza nei graffiti ritrovati in Spagna ed Africa dove si rappresentavano esseri umani intenti a raccogliere favi carichi di miele. Una primigenia forma d’apicoltura nacque quattromila anni fa, quando gli egiziani iniziarono a spostare lungo il Nilo le arnie per seguirne la fioritura delle piante. Pare anche che la luna di miele risalga addirittura ai babilonesi, intendendo con questa definizione il mese successivo il matrimonio di una coppia, perché per tutto quel periodo il suocero era obbligato a dotare il genero del nettare d'orato affinché si ristorasse e fosse esortato nelle “strapazzate” amorose. Se le teorie epicuree vedevano nella poesia un passatempo per allietare l'animo, Lucrezio nel suo DE RERUM NATURA la considera “come il miele che cosparso sull'orlo del bicchiere, aiuta il bambino a prendere la medicina”, quindi il Miele è qui metafora di un momento dolce che accompagna l'utile. Porfirio parlava del liquido d’oro per il quale: “Anche le api vengono interpretate come simbolo delle anime, e il miele come simbolo della dolcezza e quindi del piacere che le anime stesse provano, unendosi al corpo, nella forza seduttiva della generazione” mentre il contemporaneo Garcia Lorca vede nel miele “la parola di Cristo” cosi come Pablo Neruda “Bianca ape, ebbra di miele, ronzi nella mia anima…” Per Isabelle Allende, “il Miele è il nettare di Afrodite, dorato tesoro della Terra, frutto dell’anima dei fiori e del lavoro delle api, servito per addolcire la vita molto prima che venisse scoperto lo zucchero”.

Testo: Simona Gavioli

 

 

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