fatti all altro capo del mondo
Ritratto di Fairtrade

Giornata Mondiale del Commercio Equo 2013

11/05/2013
Giornata Mondiale del Commercio Equo 2013

Oggi è la giornata mondiale del commercio equosolidale, un momento molto importante per Fairtrade e tutti i piccoli produttori e lavoratori operanti nel suo circuito: oltre 1,2 milioni di individui in 66 paesi nel mondo.
FAIRTRADE è l'unico Marchio di Certificazione del commercio equo. È unico perché garantisce la qualità e la sostenibilità ai tuoi acquisti, a vantaggio di una maggior tutela per te e per le persone coinvolte nella produzione di caffè, cacao, banane, riso, tè ma anche fiori, cotone, palloni. Attraverso un sistema internazionale di rigidi Standard, infatti, assicura alle organizzazioni di produttori di Asia, Africa e America Latina condizioni di lavoro di lungo periodo, un prezzo equo e stabile e un margine di guadagno aggiuntivo, il Fairtrade Premium, da investire in progetti a favore delle comunità. Gli Standard Fairtrade sono norme rigorose, stabilite globalmente da Fairtrade International, a cui si devono attenere tutti gli attori della filiera (produttori, trader, trasformatori). Ad oggi, sono stati elaborati gli Standard per 140 prodotti, secondo un processo che coinvolge in prima persona i produttori, con modelli in continua revisione e miglioramento.

Il Marchio Fairtrade assicura, inoltre, che il prodotto che hai acquistato sia stato controllato da un ente indipendente, FLO-Cert, nel rispetto dei criteri di terzietà previsti per gli organismi di certificazione dalla norma UNI CEI EN 45011.
Scegliendo i prodotti a Marchio Fairtrade contribuirai anche tu a migliorare la vita dei piccoli produttori dei Paesi in via di sviluppo.
Ognuno di noi può fare la differenza, ma tutti insieme possiamo avviare una vera e propria rivoluzione: buona giornata mondiale del commercio equo!


 

 

Ritratto di Fairtrade

Fairtrade per sviluppare le potenzialità dei produttori, delle aziende e dei fruitori

18/04/2013
Fairtrade per sviluppare le potenzialità dei produttori, delle aziende e dei fru

Cari amici, oggi desideriamo raccontarvi non una, ma le tante storie che quotidianamente riempiono le menti e i cuori di chi opera nel sistema Fairtrade.
Anno dopo anno, il marchio FAIRTRADE è cresciuto, fino a diventare il marchio etico più riconosciuto al mondo. Ed è proprio questo marchio che ha coinvolto  oltre 1.2 milioni di piccoli produttori e lavoratori dei Paesi in via di sviluppo, cambiando la loro vita.
Forte di questi risultati, il sistema Fairtrade non può stare a guardare ma anzi desidera intensificare sempre più il proprio lavoro con i piccoli produttori, le aziende e i fruitori. "Unlocking the power of the many", ovvero  "Svelare le potenzialità di tutti": sono proprie queste le parole chiave della strategia globale 2013-2015 promossa da Fairtrade International. "Vogliamo essere all'avanguardia nel percorso di riforma del commercio globale a favore della giustizia, sviluppando tutte le potenzialità inespresse dei coltivatori e lavoratori svantaggiati  e dei consumatori che li supportano" ha dichiarato Harriet Lamb, CEO di Fairtrade International.
Tanto è il lavoro ancora da fare per la costruzione di un sistema commerciale più equo e giusto, ma per ora il grande grazie va a coloro che quotidianamente scelgono i nostri prodotti  e alle aziende come Alce Nero che, da sempre, sostengono il valore della certificazione Fairtrade per i produttori dei Paesi in via di sviluppo.

Ritratto di Fairtrade

Il caffè Fairtrade: un membro di famiglia

14/03/2013
Il caffè Fairtrade: un membro di famiglia

Oggi desideriamo raccontarvi la storia di Ibu Rahmah, Presidente - donna e produttrice di caffè della cooperativa Ketiara, in Indonesia.
A sentire le parole di Ibu Rahmah, il caffè non è solo una materia prima coltivata nella regione indonesiana dell'Aceh,  ma rappresenta la sua famiglia. Il padre di Rahmah coltivava caffè, così come il nonno; lei stessa è nel settore da oltre vent'anni. Proprio per la sua esperienza, Rahmah è stata eletta presidente della cooperativa Ketiara, fondata nel 2009. All'inizio della sua attività contava solo 38 membri, oggi ne fanno parte 902 piccoli produttori, di cui 136 donne, con una produzione totale di caffè biologico e Fairtrade stimata attorno alle 612 tonnellate. Rahmah è molto fiera dei risultati della cooperativa e sa bene quale importante contributo hanno avuto le donne della regione al loro raggiungimento. "In questa regione", afferma Rahmah "chi lavora quotidianamente nelle coltivazioni di caffè è donna". Con una risata, aggiunge: "Mentre le donne lavorano, gli uomini solitamente fumano una sigaretta!".
La cooperativa Ketiara ha ottenuto la certificazione etica Fairtrade nel 2012 e sta investendo il Fairtrade Premium ricevuto per produrre un caffè di qualità sempre più elevata e per implementare misure preventive contro l'erosione del terreno. Questo mese per la prima volta i lavoratori della cooperativa hanno ricevuto direttamente il Fairtrade Premium. "Non si tratta di grandi somme," ha detto Rahmah, "ma gli agricoltori sono davvero felici".
L'ultimo report pubblicato da Fairtrade International mostra come le donne coinvolte nel circuito rappresentino il 47% del lavoro dipendente. Ad esempio, nelle piantagioni di tè costituiscono il 52% della forza lavoro, o nelle coltivazioni di fiori, dove sono circa il 47%. Nelle piccole organizzazioni, invece, le donne sono il 25% dei lavoratori. Molteplici sono gli ambiti in cui sono impiegate: dall'agricoltura al lavoro subordinato,  fino a ruoli di responsabilità nel management delle cooperative e delle organizzazioni di produttori.

Ritratto di Fairtrade

Dei chicchi di riso con una storia speciale

19/02/2013
Dei chicchi di riso con una storia speciale

Cari amici di Fatti di Bio, oggi vi raccontiamo una storia speciale, che parte dal piatto di riso basmati che avete preparato ieri sera a cena e arriva fino alla regione del Khaddar, alle pendici dell'Himalaya. In questi territori a Nord dell'India si trova la federazione di piccoli produttori composta da oltre 900 contadini riuniti in 20 villaggi, impegnati ogni giorno nella coltivazione del riso importato in Italia attraverso Sunstar.  Il progetto nasce nel 2001 con l'obiettivo di sviluppare la produzione biologica di questo importante cereale. La qualità del suolo, le condizioni agro-climatiche e la vicinanza alle acque pure del Gange e dei suoi affluenti rendevano questo territorio ottimale per la coltivazione di un riso basmati biologico di alta qualità. Dal 2004 l'organizzazione ha ricevuto la certificazione Fairtrade.
I contadini appartenenti possiedono aziende di  dimensioni molto piccole, pochi semplici strumenti di lavoro e sono dotati di scarse infrastrutture. La maggior parte delle loro attività è manuale: dopo aver raccolto e lasciato essiccare il riso, per esempio, ogni chicco viene separato a mano. Questo è il modo migliore per preservarne l'integrità e garantire un prodotto di qualità. Il riso rappresenta l'unica forma di sostentamento per questi agricoltori che, spesso, coltivano frutta e verdura biologica nei loro "giardini" per il proprio consumo e, con qualche animale, riescono a produrre anche latte, formaggio e lo stesso concime per fertilizzare i campi.
Grazie all'appartenenza alla federazione, i produttori ricevono un importante supporto tecnico per la propria attività e possono acquistare a condizioni vantaggiose le sementi e le sostanze biologiche per il trattamento dei terreni, evitando l'indebitamento e il pagamento di elevati interessi. Sunstar si impegna inoltre ad acquistare la totalità dei raccolti dei contadini membri con contratti stabili di cinque anni, raccolti che essa venderà poi nei mercati interni ed internazionali, tra cui l'Europa.
L'adesione al circuito Fairtrade garantisce il pagamento di un prezzo equo e stabile, almeno pari ai costi medi di produzione, e un margine aggiuntivo, il Fairtrade Premium, corrisposto ad ogni villaggio per progetti di sviluppo in ambito economico, sociale e sanitario. Con il Premium versato nel 2010, nel villaggio di Sahadevpur hanno costruito una strada che collega il centro abitato ai campi. La creazione della strada ha consentito di evitare il trasporto del raccolto a piedi: ora i contadini possono trasportare il riso con carrelli o, addirittura, con il trattore. Il villaggio Rohalaki, ha scelto invece di investire il denaro del Premium per aiutare le donne a sviluppare nuove competenze. È stato così creato un centro per le lavorazioni artigianali che può accogliere fino a 30 donne per corsi di cucito e ricamo, della durata di sei mesi. La federazione ha utilizzato il Premium per l'acquisto di macchine da cucire e per la retribuzione degli insegnanti. In questo modo, esse possono vendere i vestiti al mercato locale ed avere un piccolo reddito disponibile. Inoltre, sono in grado creare in autonomia degli abiti per sé e per la propria famiglia.
"Il prezzo più alto ricevuto ha aiutato gli agricoltori ad uscire dal ciclo del debito eterno che li costringeva a condizioni di povertà e sfruttamento... Il commercio equo  ha rotto questo circolo vizioso, perché Sunstar può fornire prestiti senza interessi. Il Fairtrade Premium ha infuso inoltre fiducia tra gli agricoltori e la loro condizione non sta migliorando solo dal punto di vista economico, ma anche sociale", afferma Ajay Katyal, esportatore di Sunstar.

Ritratto di Fairtrade

E' più Natale con Fairtrade

22/11/2012
E' più Natale con Fairtrade

Anche questo Natale, Fairtrade Italia suggerisce ai propri sostenitori dei regali equo e solidali: torna infatti il grembiule disegnato da Olimpia Zagnoli, celebre illustratrice italiana che ha lavorato, tra i tanti, con The Guardian e The New York Times. Grazie alla sua grafica semplice ed accattivante, unita alla vivacità dei suoi colori, questo oggetto di moda etica rappresenta un dono ideale per chi non vuole rinunciare al binomio stile -- sostenibilità, nemmeno in cucina. Disponibile solo per l'acquisto on-line, si può ricevere in omaggio a fronte di una donazione minima a favore delle attività del Consorzio Fairtrade Italia. Richiedilo sul sito di certificazione etica FairtradeItalia.it Il grembiule è realizzato in cotone equo certificato proveniente dalla cooperativa indiana Agrocel, dove il sistema internazionale Fairtrade garantisce il rispetto dei diritti dei lavoratori, lo sviluppo dell'impresa e condizioni di commercio eque. Con il Fairtrade Premium infatti sono stati attivati dei programmi per la promozione dell'educazione e della salute dei piccoli produttori membri e dei corsi di formazione per ottimizzare il rendimento delle piantagioni di cotone.

Ritratto di redazione

2012 Anno della Cooperazione: 20 Cooperative latino americane appartenenti a Cooperativas Sin Fronteras, tutti produttori biologici, si incontrano in assemblea

08/10/2012
2012 Anno della Cooperazione: 20 Cooperative latino americane appartenenti a Coo

2012 Anno della Cooperazione: 20 Cooperative latino americane appartenenti a Cooperativas Sin Fronteras, tutti produttori biologici, si incontrano in assemblea. In un mondo che cambia velocemente, 20 grandi cooperative di produttori biologici e Fairtrade, provenienti da 10 paesi diversi,  socie di ALCE NERO,  si ritrovano l'11 e il 12 ottobre a Tucuman in Argentina per contribuire alla realizzazione di un movimento globale che faccia del rispetto della terra, della gente e dell'ambiente il suo obiettivo principale. Non più solo prodotti, ma una strategia fatta di idee e  forze diverse in direzione di un obiettivo comune: partecipare ad un ambiente che si protegge e non si distrugge, fare cose buone e vere per tutti.

In allegato il piano di lavoro dell'assemblea.

Ritratto di Fairtrade

Rio+20 ha deluso. Bisogna rimboccarsi le maniche

18/07/2012
Rio+20 ha deluso. Bisogna rimboccarsi le maniche

Il vertice Rio+20 si è concluso, lasciando a bocca asciutta chi si aspettava da questo evento una svolta verso l’economia sostenibile e un futuro verde.
Il vertice è stato convocato a vent’anni di distanza dal primo “Summit della Terra” di Rio de Janeiro che diede vita alla Conferenza dell’Onu sul Cambiamento Climatico e ad Agenda21, un ambizioso piano di sviluppo sostenibile per il 21° secolo. Ma delle speranze e dell’entusiasmo del 1992 è rimasto poco, in questo ennesimo incontro di capi di Stato e di governo.
Mentre le organizzazioni della società civile globale, riunite nella Cupola dos Povos, chiedevano interventi sostenibili e decisivi, i governanti del mondo erano distratti da altro.
L’esito è stato un documento finale piuttosto generico, senza regole stringenti ma solo indirizzi. Indirizzi che peraltro hanno sollevato non poche perplessità. «Approccio volontario e focalizzazione sulla deregolamentazione, invece che su norme stringenti -denuncia Alberto Zoratti dell'Ong italiana Fairwatch membro della rete internazionale Climate Justice Now! -Come hanno fatto notare alcuni think thank neoliberal come World Growth, per loro Rio è stato un successo».
Fairtrade aveva chiesto ai governi di impegnarsi su alcuni punti:
-    la promozione di condizioni di vita sostenibili attraverso il pagamento di prezzi equi e il rafforzamento dei piccoli produttori, punti nodali per la costruzione di un sistema del cibo umano;
-    la promozione dell’accesso dei produttori a sistemi di commercio sulla base degli standard Fairtrade o simili, in modo da consentire attraverso il commercio l’uscita dalla povertà;
-    la creazione di appropriati meccanismi di finanziamento (per esempio per consentire ai produttori l’adattamento al cambiamento climatico).
Per Fairtrade l’impegno nella protezione dell’ambiente e nella lotta ai cambiamenti climatici non è un optional. Senza affrontare coraggiosamente e in maniera decisiva il tema non può esserci sviluppo sostenibile, e anzi la stessa espressione “sviluppo sostenibile” rischia di trasformarsi in un grottesco ossimoro.
Dalla giustizia climatica passa anche la giustizia economica e commerciale per la quale Fairtrade lavora, e dalla quale discende in molti casi anche la giustizia sociale. Sono fenomeni interconnessi che richiedono un approccio integrato e consapevole dei rischi.
Il vertice Rio+20 è stato l’ennesima occasione sprecata. Non la prima né l’ultima. Il problema è che il tempo stavolta è davvero scaduto. Quando lo capiranno quelli che siedono in questi vertici? I nostri soci, i produttori e i consumatori, tutti i soggetti parte del vasto sistema Fairtrade lo hanno capito da tempo.

Ritratto di Fairtrade

Pimp my lil’ sneakers

18/05/2012
Pimp my lil’ sneakers

Metti due donne, due amiche, due mamme. Convinte che un sorriso può fare la differenza, la chiamano “smileriot”, la rivoluzione del sorriso. Loro sono Chiara Formenti e Justine Romano e hanno un blog “Le Funkymamas, modern culture for today's moms”. Chiara e Justine hanno coinvolto 10 creativi, scelti tra blogger, mamme, cantanti e chi più ne ha più ne metta di personalizzare un paio di scarpe da bimbo in cotone equosolidale per diffondere la rivoluzione del Fairtrade, con un sorriso ovviamente.

Pimp my lil's sneakers

Hanno partecipano al progetto “Pimp my lil’ sneakers”: La casa nella prateria, Zelda was a writer, Cambiandostrada, Nicoz Balboa, Wonder – Ma che davvero? , Nina and other little things, Lovers, Jack Jaselli, Cosebelle Magazine.
Le scarpe personalizzate sono in vendita su The Kidsboutik, il ricavato sosterrà alcuni progetti a favore del mondo Fairtrade.  Ti abbiamo incuriosito? Clicca qui

Ritratto di Fairtrade

Un grazie a tutte le mamme del mondo con una rosa speciale

09/05/2012
Un grazie a tutte le mamme del mondo con una rosa speciale fairtrade

Forse non lo sai ma la maggior parte delle rose vendute in Italia non proviene dalle nostre Riviere. Sono in larga parte importate dal Kenya, dove la produzione di fiori, il più grande settore economico dopo il turismo e la coltivazione del tè, ha spesso gravi implicazioni ambientali e sociali.
Le condizioni di lavoro sono molto dure e l’utilizzo di pesticidi e diserbanti (fino a ottanta passaggi chimici, dal trattamento del suolo all’impacchettamento) produce gravi danni all’ambiente e alla salute dei lavoratori.
Anche le rose certificate Fairtrade provengono dal Kenya, ma i produttori che operano nel circuito del commercio equo certificato usano tecniche di produzione sostenibili, sono remunerati equamente, vedono i loro diritti rispettati, hanno la garanzia delle tutele sindacali e contratti di lavoro. Ai produttori, oltre al prezzo equo e stabile per le rose, il sistema Fairtrade assicura un margine aggiuntivo (il Fairtrade premium) da investire in progetti  di sviluppo destinati alle comunità di appartenenza.
Grazie al Fairtrade il villaggio dove si trova Ravine, una delle piantagioni di rose che lavora nel circuito del commercio equo certificato,  si è arricchito di una scuola materna, una biblioteca con un laboratorio di computer, un centro ricreativo che ospita una piccola sartoria. I lavoratori inoltre possono accedere ad un fondo per l’educazione che offre in prestito denaro ad un tasso dello zero per cento per finanziare la propria educazione o quella dei familiari, in particolare dei figli, consentendo loro di frequentare buone scuole secondarie ed assicurarsi un futuro migliore.
Per raccontarci i benefici del Fairtrade verrà in Italia ad inizio maggio Grace Mwangi, una lavoratrice di Ravine, che si trova nella Rift Valley. Grace ha trentadue anni ed è una madre sola che riesce a coniugare la dedizione a Terry e Dennis, i suoi due figli, con la passione per il lavoro, che le ha portato diversi riconoscimenti e la volontà di migliorare continuamente. Le rose che coltiva Grace profumano di valori, rispetto e sostenibilità. Le potete trovare per la festa della mamma, il prossimo 13 maggio, in moltissimi supermercati. Sarà un modo speciale per dire “Grazie Mamma”.

Ritratto di Fairtrade

Il Fairtrade non conosce crisi!

02/05/2012
Il Fairtrade non conosce crisi!

57,5 milioni di euro: a tale cifra ammonta il totale delle vendite dei prodotti certificati Fairtrade in Italia per l'anno 2011. Il dato, che attesta una crescita del +16,5% rispetto al 2010, conferma il trend positivo di incremento dell'equosolidale certificato negli ultimi anni, che si inserisce appieno nel crescente allargamento del mercato dei prodotti sostenibili.
Detto altrimenti: nonostante la difficile situazione economica, gli italiani sono sempre più attenti alla qualità di ciò che acquistano, e la certificazione Fairtrade rappresenta un valore aggiunto per il quale sempre più consumatori optano.
Da notare anche una particolarità: il 54% del valore dei prodotti Fairtrade venduti nel 2011 è biologico, con una crescita netta del 16% in volume, rispetto al dato 2010. Un segnale chiaro e forte che i consumatori italiani premiano le pratiche produttive responsabili verso l’ambiente e le comunità locali, incentivando grazie al prezzo equo e al Fairtrade Premium la coltivazione biologica nel Sud del mondo.  L’impegno dei produttori che coltivano biologico è premiato da un guadagno maggiorato grazie ad un Fairtrade Premium specifico per i prodotti da agricoltura biologica. Tra i prodotti biologici con i migliori risultati, spiccano il tè (+83%), i biscotti e altri snack (+91%).
Grazie alla loro "spesa consapevole" sempre più consumatori italiani assicurano condizioni di lavoro dignitose, un prezzo equo e il rispetto delle colture locali a 1,2 milioni di lavoratori nel Sud del Mondo.
Grazie a tutti!

Alce Nero Mielizia S.p.A. Via Idice 299, 40050, Monterenzio, BO, Italy. 0039 051 6540211. http://www.alceneromielizia.com, P.IVA 04345510376