Claudia partecipa al contest con il "Gelo al limone"
Il mio rapporto con il mondo del biologico è stato in un certo senso inconsapevole finchè non ne ho effettivamente compreso il significato. Nata in una Terra meravigliosa come la Sicilia, cresciuta in un paese vicino Siracusa tra mare e pianura e avendo la fortuna di possedere una casa in campagna, sono immersa da sempre nella natura e nel biologico. Fin da bambina, quando trascorrevo ogni giorno d’estate e molte delle domeniche di primavera nel piccolo possedimento di famiglia, sono stata abituata a preferire i prodotti che la natura ci offre piuttosto che quelli preconfezionati. I miei nonni mi hanno insegnato a riconoscere le erbe aromatiche (rosmarino,prezzemolo,basilico,salvia), a distinguere i limoni dai cedri e le diverse varietà di arance (“vaniglia”, “tarocco”, “sanguinello”, la mia preferita!), ma soprattutto l’amore per la terra e il cibo,e di questo mia nonna è una vera maestra. Anche se non siamo una famiglia molto numerosa, i pranzi e le cene della mia infanzia in campagna erano sempre molto affollati: amici, parenti diretti e acquisiti, conoscenti, ospiti improvvisi e occasionali. E così le donne di casa armeggiavano in cucina e da quella stanzetta uscivano ogni giorno i piatti tipici della nostra tradizione di famiglia, buoni da morire e rigorosamente ipercalorici (ma quando si è piccini non si bada alla linea ed erano perfetti così!); e ogni giorno, improrogabilmente, si assisteva a qualche litigio tra queste matrone della casa, perché ognuna ha il suo modo di cucinare la stessa ricetta, cambiano un po’ le dosi, in base agli insegnamenti della propria madre o nonna, ma ne veniva fuori sempre qualcosa di squisito, fatto con la passione e con la cura di chi ama i propri cari e lo dimostra pretendendo sempre il meglio per loro.
Adesso che ho poco meno di vent’anni e tanta voglia di imparare, mi sono accostata al mondo della cucina e ne sono rimasta totalmente affascinata. Sono ancora una principiante ma di certo non si può dire che non ci provi! Ne sanno qualcosa i miei familiari, cavie dei miei non-sempre-riuscitissimi esperimenti culinari! Ma se c’è una cosa a cui presto maggiore attenzione è la ricerca degli ingredienti migliori, in cui modestamente sono piuttosto brava, sempre grazie agli insegnamenti della mia adorata nonnina. Mi piace comprare frutta e verdura freschi, aggirarmi tra gli scaffali delle botteghe e osservare,toccare e odorare queste bontà naturali per scegliere quelle più adatte alle mie preparazioni. Per questo limito al massimo cibi congelati e precotti: sono privi di freschezza e naturalezza, esattamente il contrario di quello con cui sono stata cresciuta. Per ritrovare quei sapori e quei profumi spesso mi diletto a riproporre le ricette più tradizionali e così ogni boccone è un tuffo nei ricordi…assolati pomeriggi passati all’ombra del grande albero di gelsi di fronte la casa di campagna, le corse sulle biciclette, i giochi inventati da me e mio fratello con qualche ramoscello e un po’ di terra, enormi quantità di bottiglie di vetro da lavare tutti insieme per le conserve di salsa, i gavettoni a Ferragosto e poi il canto delle cicale, il vento fresco e leggero della sera, l’odore di legna che arde nel forno e di tutto quello che vi si cuoceva dentro, pane, pizze, focacce, uova, cipolle, pomodori!
Questa è la ricetta del gelo al limone tipico delle merende dei miei pomeriggi d’estate di tanti anni fa. Il gelo è una sorta di budino ma è molto più trasparente e meno denso, la variante al limone lo rende particolarmente rinfrescante e piacevole, soprattutto se servito nelle ore più calde del giorno. Mia zia è un’esperta di questo gelo e lo serviva sulle grandi foglie dell’albero di gelsi, lavate e usate a mo’ di piattino.

GELO AL LIMONE
Ingredienti:
3 limoni
Un po’ di succo di limone bio “Alce Nero”
Un litro d’acqua
250 gr di zucchero
100 gr di amido
Grattugiare la scorza dei tre limoni all’interno di un recipiente con un litro d’acqua e un po’ di succo di limone Alce Nero (circa mezzo bicchiere) e lasciare a macerare per un’ora e mezza. Filtrare bene l’acqua con un colino e aggiungervi zucchero ed amido; mescolare all’interno di una pentola e cuocere a fuoco medio finchè la crema non si addensa. Lasciarla raffreddare e poi trasferire in uno stampo da budino e porre in frigo per almeno 3 ore. Io ho utilizzato delle formine in terracotta, inestimabile eredità della mia bis-bis nonna, che nella mia famiglia si usano per la marmellata essiccata (quella alle mele cotogne, una delizia), ma questa è un’altra storia…

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