21 settembre, giornata internazionale della pace, la situazione attuale nel mondo
Etiopia, Yemen, Siria, Iraq... luoghi tristemente famosi per i conflitti che li affliggono da anni e che, purtroppo, rappresentano solo una minima percentuale delle guerre in corso nel mondo. Oggi si celebra la Giornata Internazionale della Pace. Una ricorrenza all'insegna del "cessate il fuoco", dove tutte le ostilità -- almeno per 24 ore -- dovrebbero arrestarsi, trovare una tregua, finire. Utopia?
Se guardiamo agli scontri e alle guerre che affliggono il Pianeta la risposta è sconfortante. Dall'Asia all'America Latina, passando per Africa, Europa e Medio Oriente, nessun continente sembra esserne escluso. Conflitti più e meno noti, che durano da anni o da decenni. Le conseguenze sono sempre le stesse: migliaia di persone perdono la vita, città distrutte dai bombardamenti, feriti, rifugiati, arresti, deportazioni e territori devastati. Quali benefici? Nessuno.
Il 2012 è l'anno dello "Sviluppo sostenibile per una pace sostenibile". Pace e sostenibilità, due termini che viaggiano insieme e permettono sviluppo. Troppe, però, sono le guerre che continuano a imperversare.
L'Africa, un continente di guerre infinite e senza nome, sconosciute alla maggioranza della popolazione mondiale. Perché l'Africa? È uno scrigno prezioso e conteso che racchiude percentuali altissime di oro, minerali, risorse naturali ed energetiche di inestimabile valore. Nonostante queste ricchezze, però, la popolazione continua a vivere nell'analfabetismo e nella povertà. Qui le guerre imperversano da anni. Molti sono i governi privi di legittimazione, nati in seguito a brogli elettorali e colpi di stato. Non solo, numerosi conflitti sono legati all'approvvigionamento di risorse e terreni. Comunità e tribù si battono per conquistare pascoli, difendere boschi e fonti d'acqua o terreni da coltivare.
La scarsità di beni di prima necessità, in Africa, spesso innesca guerre tra popoli. Il conflitto nasce quindi da una mancanza totale di sostenibilità nello sviluppo. Mal distribuzione delle risorse rispetto alla crescita demografica, in Africa esponenziale. La mancanza di scolarizzazione che obbliga i bambini a crescere in contesti di rivalità tra clan e povertà, produce generazioni di futuri guerrieri africani che preferiscono avvicinarsi a bande armate che sopravvivono facendo razzia di villaggi e allevamenti, piuttosto che crescere in armonia con la natura e i propri simili.
Il Medio Oriente, che vive crisi e conflitti da decenni. Non ultima la crisi siriana che rischia di intaccare come un virus il vicino Libano. In Siria, la guerra civile ha costretto oltre 200mila persone a fuggire in terre lontane per trovare salvezza, mentre nel vicino Libano i conflitti tra Sunniti e Alawiti diventano sempre più aspri. Una guerra, quella siriana, che rischia di avere ripercussioni anche sul processo di pace israelo-palestinese. Una guerra infinita, che dura da oltre 50 anni.
Anche il Continente Asiatico non è immune da guerre e conflitti armati. Come quelli per le risorse petrolifere nella provincia islamica di Aceh, in Indonesia o le repressioni governative messe in atto in Birmania contro migliaia di civili. Mentre in Afghanistan le truppe Nato sono in prima linea contro i guerriglieri della resistenza afgana. Una guerra motivata ufficialmente dagli attacchi dell'11 settembre 2001, di difficile gestione da parte delle forze della Coalizione guidate dagli Stati Uniti. Le vittime sempre più numerose, soprattutto sul fronte occidentale, hanno spinto Usa e Nato a programmare una "exit strategy" che prevede il ritiro graduale delle truppe alleate entro il 2014.
Nemmeno l'Europa è la terra promessa. Georgia, Turchia, Arzebaigian. Sono tutti luoghi "caldi", caratterizzati da scontri e conflitti. In Turchia, per esempio, il governo turco e la minoranza curda sono storicamente in conflitto. Così come la guerra tra Russia e Georgia, senza fine.
E attraversando l'Atlantico spari e sommosse raggiungono l'America Latina. In Colombia, Governo e guerriglieri comunisti delle Farc sono in conflitto da decenni. Una guerra civile che va avanti da oltre sessant'anni e che sembra in via di risoluzione dopo un recente annuncio congiunto dei due schieramenti su possibili negoziati. Sarà una storia a lieto fine?
Quelli citati, sono solo alcuni casi studio. Pochi, se pensiamo a quanti sono i conflitti in corso nel mondo. Una cosa è certa, lo sviluppo sostenibile non può avere luogo in territori martoriati da guerre e rivalità. Sembra che il Pianeta, per ora, non se ne sia ancora reso conto. La speranza che in una giornata all'insegna della pace possa crescere una coscienza collettiva sull'importanza della cooperazione, rimane.
Qualcuno diceva: "Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Idea molto saggia. Ma sembra che un Gandhi sulla Terra non sia bastato.
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